Consigli per un buon copywriting in ottica SEO

consigli per copywriting seo

Perchè un testo sia apprezzabile dal pubblico e quindi da Google bisogna rispettare alcune regole di copywriting e seguire alcune logiche per una corretta incatenazione tra i contenuti del sito.

Chiarezza espositiva

Anche se sembrerebbe superfluo specificarlo, scrivere in maniera corretta è essenziale per posizionarsi su Google. Dopotutto non potrebbe essere altrimenti visto che se gli utenti non capiscono quello che leggono è plausibile che escano dal sito, domandandosi se l’insegnante d’italiano del copywriter fosse ancora in galera…
Utilizzare la lingua scritta in modo corretto è la base di un buon copywriting e in una società in cui il linguaggio delle chat ha imbruttito la comunicazione, disimparando molte persone alla capacità di scrivere bene. Un utente che riesce a capire sin dalle prime righe di cosa si parla è anche un utente che ritornerà più volentieri sul sito e che molto probabilmente lo consiglierà ad altri amici.

Utilizzo corretto degli headers

A cominciare dalla scelta dell’H1 sino ad arrivare a quella dell’H4, è importantissimo selezionare i Tag H giusti, in maniera coerente rispetto al testo. Imparare a scegliere meta tag e headers è un’arte, neanche troppo difficile, ma determinante per convincere da subito Google a premiare il nostro sito nella ricerca organica. La divisione in headers corrisponde a quella che all’interno di un libro avviene per paragrafi ed è peculiare se si vuole dare ordine ad un documento più lungo, senza rischiare che il pubblico, non trovando punti di riferimento, esca nel sito e rovini il bounce rate di quella pagina.

Ordine e precisione

Sempre in questo senso è molto consigliato usare degli elenchi appuntati o numerati. Servono a dare respiro alla pagina e aiutare gli utenti a cercare più velocemente quello che cercano. Alla stregua della spaziatura tra i paragrafi e dell’uso di frasi non troppo lunghe (entro i 160 caratteri), aggiungere liste nel testo migliorerà l’user experience e al contempo anche il traffico sul sito.
Ottima pratica SEO è anche quella di usare nei documenti più corposi un indice introduttivo con una sintesi degli argomenti che i lettori possono leggere.

Eseguire questa operazione non è difficile, ma implica un minimo di conoscenza di codice HTML
il codice da inserire per creare l’indice è questo

<a href=”#anchor-text-del-argomento-1″>Argomento 1</a><br>

<a href=”#anchor-text-del-argomento-2″>Argomento 2</a><br>

<a href=”#anchor-text-del-argomento-3″>Argomento 3</a></p>

a patto poi di inserire le anchor corrispondenti, poco prima del titolo del paragrafo in cui si inizia a parlare di quell’argomento, utilizzando questa stringa di codice.

<a name=”anchor-text-del-argomento-1″></a>
e a seguire
<a name=”anchor-text-del-argomento-3″></a> e ancora  <a name=”anchor-text-del-argomento-3″></a>

Indice introduttivo e link interni

E’ buona regola inserire come argomenti dell’indice solo quelli ritenuti realmente importanti per l’intento di ricerca degli utenti su quella specifica keyword che, sempre in ottica SEO, dovranno avere dei titoli con Tag H2 o H3.

La magia del Bold

Consente una lettura veloce del documento perchè presuppone una maggiore rilevanza delle parole evidenziate. Quando un utente atterra su di una pagina cerca sempre un riferimento che lo aiuti ad orientarsi e trova nelle parole in grassetto il giusto alleato. Diversamente però, se esageriamo nell’inserimento di grassetto nel testo, è possibile che i visitatori online si confondano e reagiscano fuggendo dalla pagina perchè convinti di non riuscire a trovare quello che cercano. Google noterà questo comportamento da parte dell’utenza e reagirà declassando il nostro sito dalle prime pagine di ricerca.

Ripetere e non spammare

L’azione di ripetere più volte la keywords che vogliamo spingere è utile solo quando viene fatta con intelligenza e senza esagerare. In passato c’è chi ha abusato di questa pratica, perchè in effetti funzionava alla grande, ma ora Google ha imparato a etichettarla come “bad practice”, punendo i siti che la continuano ad utilizzare ancora oggi.  E’ sufficiente però usare il buon senso e inserire una parola chiave senza forzature, magari ampliando il suo campo semantico e utilizzando sinonimi.
Dopotutto Google, con gli aggiornamenti più recenti, riesce a comprendere che si sta parlando di banane anche senza che venga mai utilizzata questa parola chiave nel testo. Basterà farcire il testo di locuzioni come “frutto giallo”, “frutto esotico”, e long tail keword come “frutto ricco di potassio” ecc… per riconoscere alla prima scansione che si sta parlando di banane.
Il consiglio è di usare variazioni grammaticali dello stesso seme della parola (ad esempio “cibo” e “alimento”) e di usare un lessico adeguato al contesto che convica Google del fatto che siete degli esperti in quel campo e non scrivete ovvietà. La concorrenza sui motori di ricerca è immensa e tutti si sentono legittimati a parlare di tutto. E’ arrivato finalmente il momento in cui Google dia valore ai siti che danno reale valore e che non riempiono il web di notizie trite e ritrite e siti spazzatura.

Struttura dei link interni

Imparare a inserire con criterio i link interni è un mestiere che sono un bravo SEO può svolgere a puntino. Meglio soffermarsi con attenzione su questo aspetto e pertanto leggere un articolo più approfondito sulla internal link building . Una regola generale da seguire è quella di inserire link solo all’interno di frasi più sostanziose e di evitare le “frasi link” o di inserire un link in frasi brevissime e quasi inutili.

Struttura dei link esterni

Scegliere solo di inserire link esterni pertinenti, ovvero quelli che possono davvero migliorare la comprensione del testo, aggiungendo informazioni utili e non delle ripetizioni. Allo stesso tempo, affinchè Google apprezzi questo collegamento ipertestuale esterno è importante che si tratti di una fonte attendibile, giudicabile attraverso parametri come l’autorevolezza, la storicità del dominio e la quantità di pagine che rankano.

Tecnica del pillar article

Si tratta di un articolo fondamentale nella logica del sito e per questo va scritto con attenzione e precisione, sviscerando un tema importante, senza scrivere imprecisioni o parlare di aspetti poco salienti. Il piller article è per questo più lungo di altri articoli, perchè non si concentra su un singolo aspetto, ma dovrà occuparsi a 360° di quel topic.
Un errore molto frequente a cui è soggetta la stesura di questi particolari testi SEO è legata all’incapacità di selezionare adeguatamente i paragrafi su cui soffermarsi. Non c’è nulla di più sbagliato che pensare di inserire di “tutto di più” e ottenere dei buoni riconoscimenti dai motori di ricerca.
Il pillar article deve essere usato come rampa di lancio per inserire degli approfondimenti su cui ci soffermeremo in altri articoli, specificatamente dedicati a questa keyowords, magari meno importante in termini di volumi di ricerca mensili, ma necessaria per la riuscita generale del nostro progetto web.
Gli articoli pilasto risultano molto utili per spingere parole chiavi competitive, ma riescono a far emergere una serie di kewwords secondarie, grazie ad una corretta struttura di internal link.  I documenti web creati secondo la logica “pillar” agiranno da lampara per attirare una serie di parole chiave sviluppate di fatto attraverso gli articoli ad essi linkati, secondo un modello di topic cluster.

Schema di un pillar article

Grazie a questa strategia di internal linking da un lato si metterà l’utente nelle condizioni di approfondire ogni argomento che reputerà interessante approdando sull’articolo principale (il pillar), dall’altro lato, se saranno scritti bene, creeremmo quella buona esperienza di navigazione, che Google non potrà far altro che apprezzare..

Alcuni aspetti da considerare

Buttarsi a capofitto nella scrittura di un articolo vincente non serve a nulla se manca la fase di analisi. Meglio spendere del tempo utile per studiare che cosa succede sulla SERP quando digitiamo quella che vorrebbe essere la keyword principale del nostro potenziale articolo. Perchè sprecare tempo per redigere un testo di oltre 2500 parole, senza nessuna indicazione, quando possiamo scoprire che Google preferisce altro?
Possiamo sapere che cosa cerca il pubblico e che cosa piace a Google semplicemente analizzando quello hanno scritto i primi top site sulla SERP. Magari i risultati di alcuni saranno un po’ falsati dalla grande autorevolezza o storicità del sito analizzato, per cui dobbiamo soffermarci con maggiore insistenza nello studio di quei siti con autority media, con valori compresi ad esempio tra  30 e 45 ZA, e chiederci

“perchè piacciono così tanto a Google?”

La spiegazione potrebbe essere legata all’approfondimento di uno o più temi, alla capacità di allargare l’intento verso un argomento latente, non ancora esplicitato attraverso long tail keywords osservabili mediante SEO tool.
La ragione del successo di alcuni siti potrà dipendere anche da fattori non propriamente testuali, ma  grafici, come video, tabelle excell, infografiche e box interattivi. Molto probabilmente sono questi gli elementi che fanno rankare benissimo le pagine dei tuoi concorrenti e non potranno mai mancare nel tuo pillar article se vuoi reggere il loro passo. Insistere nella produzione di descrizioni noiose e ridondante della modalità con cui seminare i semi di rapa non ha senso se, come ci insegna la SERP,  quello che trova più utile il pubblico è un bel video che spieghi tutto questo.

Tratti distintivi di un pillar article

Esistono molte tipologie di pillar article, come di “how to” su cui ha costruito la sua fortuna un sito di tutorial come Wikihow o articoli definizione come Wikipedia, ma al di là delle loro specificità e del grandissimo successo di pubblico che hanno, tracciamo alcune caratteristiche comuni:
E’ un testo di qualità che tratta un argomento molto sentito dal pubblico e che preferibilmente non dovrà mai cadere nel dimenticatoio perchè ormai “fuori moda” o “passato”.
necessità di uno studio della SERP obbligatorio. Sprecare tempo per elaborare un articolo così lungo, ma sostanzialmente inutile, non è mai piacevole.
Dovrà alludere a un casi studio, a ricerche empiriche o presentare dati statistici e quando lo farà dovrà essere presente sempre un link che dimostri l’autenticità di quello che affermiamo. Parleur pour parler non serve a nulla quando scriviamo un pillar che deve portare visibilità al sito.

Come si scrive un pillar article di successo ?

A parte una grande dose di studio e di conoscenza dell’argomento di cui è importante rispettare questa struttura di massima:
Intro: una breve introduzione di quello di cui si parlerà, scritta in modo persuasiva e spontanea per creare subito empatia nel lettore che dovrà da subito capire di quale argomento tratteremo e che si può fidare di noi, in quanto esperti e perchè no, simpatici.
Corpo del testo: esprimeremo la nostra opinione sul tema, dovremo utilizzare ogni mezzo per far capire al pubblico che siamo davvero competenti in quel campo, anche rispetto ad altre aziende o brand rinomati. Per raggiungere questo scopo è utile ricorrere ad esempi, descrivere esperienze dirette, mettere a disposizione dei lettori dei dati originali, che non troveranno altrove.
E’ questo il momento ideale per utilizzare la narrazione per creare interesse e valore aggiunto, quello che le aziende americane chiamerebbero storytelling, perchè ci farà percepire più vicini e amici, abbattendo le barriere del monitor.
Stiamo guadagnando la loro fiducia e mentre descriveremo tutto questo dovremo essere bravi ad aggiungere dei link di approfondimento, che di fatto rimanderanno ad altri articoli del blog, secondo lo schema dei clusters.

Non perdiamo mai il ritmo nella scrittura, dobbiamo essere percepiti come disinvolti e professionali allo stesso tempo presentando dei casi studio realizzati in prima persona.
Consigli: a titolo riassuntivo e per dimostrare al pubblico la nostra utilità è corretto prevedere una sezione verso la fine del nostro articolo in cui offriamo dei suggerimenti su questo tema.
Chi naviga sul web è interessato generalmente a sapere “come fare delle cose” e partono dal presupposto che ascoltare i pareri degli esperti del settore porterà loro benefici pratici. Un semplice elenco in cui ricordare in breve i vantaggi e gli svantaggi di quello che abbiamo sopra descritto, sarà immediatamente utile al pubblico, anche per coloro i quali cercano un consiglio rapido su cosa fare e non hanno la pazienza di leggere tutte le parti dell’articolo.
Conclusione: sarebbe buona regola riprendere il discorso dell’introduzione per congedare chi ci ha letto con un sorriso.

Suggerimento

Se non ci reputiamo degli esperti dell’argomento trattato nel nostro pillar, cerchiamo di coinvolgere un professionista che ne sappia qualcosa in più di noi, chiedendoli la gentilezza, di correggerlo, suggerendoci qualcosa che abbiamo trascurato o al contrario, indicandoci delle parti meno utili.
Non fingiamoci dei tuttologi perchè gli utenti più esperti e soprattutto Google, se ne accorgono e ci perdono poco a farci perdere il sorriso.
Ad ogni modo cerchiamo di creare un pillar article soltanto quando abbiamo chiara nella testa quali altri cluster poter sviluppare, partendo dal presupposto che ciascun “articolo madre” dovrà collegarsi almeno a 5 articoli cluster, altrimenti il gioco non vale l’impresa.
Scrivere un articolo di questo tipo non è semplice e necessita di molto tempo, ma può dare ottime soddisfazioni in termini di posizionamento, anche senza ricorrere a strategie massive di link building.

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