Google Penguin e il trionfo della Seomantica

Tra seo e semantica

Bellini quei tempi in cui si diceva: ogni pagina ha un tag title, una meta description e delle tag. Ma erano belli anche i camicioni a quadri degli anni’90 e con molte probabilità li conservate ancora nel vostro guardaroba. Esistevano dei tempi in cui sul posizionamento di siti web potevano davvero incidere dei fattori separati. Poche norme di Search Engine Optimization e qualche trucchetto di serie B perchè un sito di calzini diventi più visibile per i motori di ricerca che il blog ufficiale di Max Mara. Un po’ come era successo per il blog di Google prima che arrivasse il algoritmo Penguin e prima della nascita della Seomantica.
A conti fatti, il successo di un Seo Specialist era determinabile in pochi e semplici passi:

  • Un meta title ingannevole (che conteneva keywords lontane dalla vera anima del sito),
  • una meta description con una call to action, inflazionata di parole chiave ad alto traffico
  • Un testo con un’ottima key density (mi perdoni padre, avevo promesso di non ripetere più questa parolaccia);
  • Una bella colazione a base di link juice.
  • Registrarsi sulle web directory con un page rank superiore a 0,01

In sostanza, se non lavoravi come esperto seo per il blog di Bill Gates, posizionare una pagina web sulla prima pagina di Google, non era facile come battere Luca Giurato a trivial pursuit, ma quasi.
Anni in cui chi utilizzava le Seo tool e aveva qualche base di web writing poteva portare una keyword in prima pagina, anche con un testo di 200 caratteri word.
Anni in cui chi predicava che i contenuti erano i “re”, erano ignari del fatto che un piccolo pinguino prodigio, figlio legittimissimo di Google, pur camminando ancora a carponi, frequentava la migliore Università di semantica al Mondo, con ottimi risultati.
Erano tempi in cui Samantha Cristoforetti salutava la madre e si commuoveva lo stesso, ma a molte meno miglia di altitudine. Parliamo 4 anni Seo fa, periodo in cui Salvini si sognava di doppiare i voti di Forza Italia e si accontentava di cantare, birra alla mano: “senti che puzza scappano anche i cani, stanno arrivando i Napoletani”.
Non erano ancora arrivati tempi più duri per gli esperti Seo che cercano di spingere determinate parole chiave molto al di là dei meriti dei contenuti di cui sono stati capaci come web writer. Non si diceva ancora “the semantics is the king” perchè non esisteva ancora nulla a metà tra Seo e Semantica e questo vuoto strutturale era riempito da esperti conoscitori di falle di Google, piuttosto che da contenuti ben strutturati e da ricerche semantiche che tenessero conto della psicologia del navigante.

Aiuto mamma Google: il pinguino è cresciuto!!

Questa era una delle frasi Seo più gettonate una volta che Matt Cutts annunciò spavaldo l’arrivo dell’aggiornamento “Penguin” nel 2012. Sarebbe dovuta essere l’ennesima rivoluzione dal punto di vista dei servizi connessi con l’ottimizzazione sui motori di ricerca. Indovinate qual’era l’assoluta novità con cui orgoglioso, il testone di Google Matt Cutts presentava il pinguino che avrebbe scansato dal piedistallo moltissimi presunti esperti SEO?
Naturalmente loro: i contenuti !!!
La prima reazione personale, per me che sono copywriter per natura, ma Seo per passione, qual’è stata?
Hai capito mister Google? Finalmente ho capito scrive i testi del cucciolone.
Non mi aspettavo certo che gli specialisti Seo di tutto il Mondo che avevano guadagnato prestigio nel settore e promesso la visibilità a chissà quanti clienti, utilizzando tecniche “off limits”, chiudessero bottega. Credevo che gli esperti di posizionamento di mezzo Mondo avrebbero continuato ignari a guadagnare per dei servizi Seo ridicoli che non sarebbero stati mai capaci di mantenere, se non perseguendo le solite strategie di dubbissima natura.
E invece mi sbagliavo, i contenuti stavano prendendo il sopravvento. Ma non per merito di formidabili parolieri e instancabili web writer, ma grazie all’attenzione che questo nuovo algoritmo di Google stava danto alla seo semantica.
Accadeva quindi che quello che a livello sociale poteva ritenersi una conversazione interessante e piacevole, si stava verificando anche sul web. Tutti quei fattori che a livello lessicale interagivano con la semantica frasale nella nostra quotidianità, stavano diventando punti fondamentali perchè lo spider di Google giudicasse positivamente o no un sito online. Senza che Googleboot ne avesse ancora piena consapevolezza, stava nascendo una nuova disciplina: la seomantica.
Ma facciamo un passo indietro.

Che cosa rende piacevole una conversazione?

Cercando di tracciare uno schema che spieghi cosa può determinare l’interesse di una persona verso un dato tema, non possiamo che fare riferimento a quei tipici elementi della semantica cognitiva, con buona pare della mia carissima professoressa dell’Unviversità Maria Catricalà.
Analizziamo i fattori più importanti di quello che può essere considerato, dal punto di vista della semiotica, un colloquio godibile.

  • La proprietà di linguaggio e la correttezza lessicale dei termini e dei tempi utilizzati.
  • La coerenza semantica con le domande da noi poste.
  • La conoscenza del settore di quell’argomento, spesso dimostrabile inserendo nella componente frasale anche argomenti secondari, affini con quella tematica.
  • La capacità di elencare con ordine i vari pensieri cognitivi, senza mai perdere il filo conduttore centrale della conversazione.

Bene, rileggete quello che ho appena scritto, perchè è proprio questo quello che Google Penguin ha incominciato a ricercare sulla SERP, premiando i Seo Specialist e i copywriter che meglio sapevano interpretarne lo spirito. Anche l’ultimissimo update sembra confermare questa tendenza, quindi affianco a qualche bel librone sull’ottimizzazione di blog e pagine internet, consiglierei lo studio attento e scrupoloso di autori specializzati nella semiotica del testo.
Più di conoscenze di informatica o del significato di codici html, l’algoritmo Gogle, datato 2012 cominciava a strizzare l’occhio alla semantica più che mera link juice.
Finalmente un passo in avanti per il Mondo dell’ottimizzazione dei siti web era stata fatta, per la gioia dei seo copywriter che avevano lavorato con onestà sino a quel momento, pur facendo molti meno guadagni di chi impestava internet con siti web fantasma, redirect e backlink su siti pornografici in Kazakistan.

Una novità vecchia come il linguaggio: la semantica

Il significato di questo termine sembra complicato, soltanto perchè non abbiamo piena consapevolezza di quello strumento che ci permette di vivere e relazionarci con il prossimo: la lingua. Affermare quindi che la semantica è quella scienza che rientra nel campo d’applicazione della linguistica interessata a spiegare il significato frasale, ma anche delle singole parole o persino dei segni grafici e quindi delle primissime forme di comunicazione scritta.
Parlare quindi e capirsi. Un significato tanto complesso quanto semplice, proprio come i meccanismi che risiedono dietro il bisogno di esprimersi di ognuno di noi.
Per uno straordinario mistero della semantica, sembra che lo stesso problema nel comprendere la differenza tra pragmatica, semantica e sintassi, spieghi la medesima difficoltà di capirsi quando parliamo.

Il fantasma dell’incomprensione

La prima difficoltà nei rapporti sociali è legata al fraintendimento. Una condizione piuttosto frequente a livello linguistico che poggia le sue basi sui principi della semantica. Quante volte perdiamo il filo del discorso del nostro interlocutore, tanto da farci perdere l’interesse per la tesi che stava portando avanti? Troppe volte. Magari un argomento molto interessante e un punto di vista che avremmo condiviso ma che, dal punto di vista della coerenza cognitiva non ci ha soddisfatto, portandoci alla disattenzione, se non proprio alla noia.
Il fattore incomprensione fa capolino quando il linguaggio utilizzato e la costruzione lessicale che lo caratterizza non ci soddisfa o per fattori linguistici ed extra-linguistici che non ci consentono di avere gli strumenti necessari per capire il discorso.
La ricerca semantica che attuiamo a livello inconscio per determinare il significato frasale di quello che sentiamo o di quello che leggiamo è continua. La disposizione degli elementi nel discorso e la percezione cognitiva che ne ricaviamo è chiave della comprensione e la base di una piacevole conversazione chiara e affidabile.
Lo stesso accade anche con i codici utilizzati nell’informatica, una coda infinita di simboli che giustapposti con coerenza permettono la programmazione e lo sviluppo di software e applicazioni.
Google dopo aver guardato il Mondo per tanti anni e veicolato miliardi di conversazioni e argomenti ha deciso finalmente di comprenderle e ordinarle. E il motore di ricerca più famoso al Mondo lo fa utilizzando la ricerca semantica, sotto le spoglie dell’ultimo update di Google Penguin.

Niente trucchi, niente inganni

Anche se il discorso merita approfondimenti su cui ritornerò con tutta probabilità nei prossimi articoli del blog di Copywriter Seo, vorrei dare qualche chiave di lettura interessante per capire come la centralità della semantica da parte di Penguin 3.0 abbia rivoluzionato il vecchio Mondo Seo. I nuovo tipo di penalizzazioni è molto più duro e categorico, perchè è frutto di un calcolo preciso realizzato da algoritmo intelligente che mette subito in relazione il soggetto con il contenuto.
Immediatamente vengono valutati i link, la coerenza con il title, la presenza nel discorso di fattori pertinenti e giudicato il lessico utilizzato.
Niente più robot per raggirare i controlli del Googleboot. Niente più finti intettini semantici in grado di ingannare lo spider di Google. Con Penguin ogni pagina web sa di essere giudicata da uno degli ascoltatori più severi e pignoli mai incontrati finora. Non servono stratagemmi a livello di contenuti che migliorino la densità delle parole chiave o aumentino l’autorevolezza dell’articolo web grazie ad un numero di backlink follow.
Non ho voglia di dimostrare il perchè da Peguin in poi la menzione abbia acquisito più importanza del link, anche perchè non è del tutto vero. Neanche Google è perfetto e un gioiello d’oro al collo di qualcuno continuerà ancora per molto a catalizzare l’attenzione durante una conversazione.
Il punto è un altro, capire a livello programmatico come sia cambiato il lavoro di un Seo Specialist con l’adozione del Piguino da parte di Google e l’assoluta centralità assunta dalla semantica a livello di Seo. Un’innovazione talmente importante da far coniare un nuovo termine da parte degli addetti del settore ottimizzazione: la Seomantica del testo.

Seomantica e web writing

Abbandonate le speranze di vedere i contenuti trionfare definitivamente nel mestiere del Seo Specialist, come prometteva spavaldo Bill Gates con la celebre frase “The content is the king”, ci consoliamo per ora con la semantica delle parole. Le keywords utilizzate così male da web writer che utilizzavano queste falle di Google per iperottimizzare i loro siti web, senza la paura di incorrere in penalizzazione alcuna, assumono una nuova importanza.
Parole chiave non valutate come piccole ancore in un mare di testo, ma come bastimenti semiotici  capaci di trasportare quantità di informazioni linguistiche che trascendono dal loro significato letterale.
Per questa ragione, con il passaggio verso la Seomantica, il lavoro necessario per ottimizzare un sito web  è cambiato radicalmente, implicando operazioni a cui un tempo neanche un navigato copywriter avrebbe pensato.
Volendo dare un quadro generale sulle operazioni principali da svolgere per dare maggiore visibilità ad un contenuto web o ad una parola chiave ben precisa, potremmo riassumerle in queste azioni:

  • Analisi lessicale dei testi che su Google raggiungono la prima pagina
  • Confronto semantico tra significante e significato delle parole più utilizzate
  • Studio dei sinonimi utilizzati nel testo
  • Ricerca dei temi connessi con quella keyword
  • Valutazione delle parole chiave più rappresentative collegate con questi “argomenti satellite”

Per una migliore applicazione della seomantica si dovrebbe tra l’altro valutare anche i link che puntano a queste pagine che si posizionano tra i primi 10 posti sulla Serp, rispetto quella parola chiave che abbiamo intenzione di spingere. Un’accortezza che ci garantirà di raggiungere risultati decisamente migliori, perchè alla faccia delle mezze stagioni, i backlink non muoriranno mai.

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Author: admin

Esperto Seo,adepto della setta "per setta non fa 14", copywriter barese appassionato di keywords pure e polpi crudi. Offro servizi Seo Gratis, ma solo se pagate molto bene.

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